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Marcel Duprè - 1962 |
La prima notizia documentata della realizzazione di un organo in S. Vitale risale al 25 settembre 1581 : con regolare contratto Baldassarre Malamini s’impegnava a costruire entro la Pasqua dell’anno 1582 un nuovo organo di 11 registri. Il contratto attesta il compenso di 160 scudi d’oro, unitamente all’accordo che il Malamini dovesse occuparsi della manutenzione anche di un non meglio indicato “organum vetus”, uno strumento precedente del quale al contrario non si hanno molte notizie, se non qualche traccia del 1558 riguardante interventi di manutenzione. Con il Malamini comincia dunque la storia organaria in S. Vitale, allora abbazia benedettina, e con i Maestri artigiani che in seguito si occuparono di migliorare e mantenere questo strumento. |
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L’organo di S. Vitale è suo malgrado protagonista di un pittoresco episodio quando, nel pieno della celebrazione della solennità di S. Vitale il 28 aprile 1582, scoppiò una violenta manifestazione di protesta, sembra per ragioni di cerimoniale, di tutti i monaci contro l’Arcivescovo e i suoi Commessi e Accompagnatori: all’entrata dell’ Arcivescovo i monaci abbandonano il coro per protesta e presero a disturbare la funzione: alcuni “havevano il sasso in mano minacciando di tirarlo verso il populo e il clero;….facevano fichi e gridi con le mano le corni e dicevano becconi becconi et haltre parole disoneste” mentre altri ancora dicevano “ viva il Turcho, fura becchi futtuti”. E alla fine “ serono la capelle e serono l’organo e se sentirono colpi di martello” per cui “ fu sonato un organetto portatile, per chè li frati, per protesta havevano inchiodato l’organo”. Dopo un lungo periodo in cui i lavori di manutenzione furono affidati a Silvestro Lega di Russi ( 1647 – 1691), seguono testimonianze di interventi di Giacomo Petroni, Matteo Gallina , Francesco Traeri nel 1709 e Giovan Francesco Fabri di Lucca. Al termine del XVII si era peraltro già decisa una nuova collocazione dello strumento, più vicina al coro : è del 1701, contestuale a questa operazione , la commissione a Francesco e Domenico Traeri di un suo ampliamento e dell’aggiunta dei contrabbassi. Nel 1739 un’ulteriore revisione viene operata questa volta da Alessandro Ramenghi di Bologna, che oltre ai lavori di ripulitura e rimessa in opera delle parti non funzionanti, prevede l’aggiunta di altri 12 registri. La soddisfazione per la riuscita dei lavori è testimoniata da numerosi documenti, cosi come dalla decisione di commissionare nel 1787 al Ramenghi un nuovo organo, terminato però solo nel ’92 dal figlio Andrea con intervento, alla morte del padre, di Giovanni Chianei allora residente a Venezia. Si ringrazia vivamente il Prof. Paolo Fabbri dell’Università di Ferrara per il contributo portato a questa ricerca.
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Karl Richter - 1966 |
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Maurice Duruflè - 1966
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